Covid-19: l’Italia può ripartire da questi punti fermi

Questo articolo fa parte del lungo dossier “Uscire dal baratro” pubblicato sul numero di maggio del magazine Wall Street Italia

Come agire quando l’emergenza Coronavirus sarà finita? Per lasciarsi alle spalle una stagione non certo felice e prospera, occorre partire da un dato: abbandonare le politiche adottate finora.

Politiche che significano aumento del debito pubblico, partito da livelli pericolosi, allargatosi poi senza particolari traumi perché ha alle spalle gli argini europei. Quando si chiuderà l’emergenza coronavirus l’Italia dovrà ripartire con un fardello debitorio pesante. Come riporta Davide Giacalone, occorre rivolgere l’attenzione a due punti decisivi.

In primis la liquidità fornita dalla BCE, cui si somma quella gestita dalla Commissione, dalla Bei e dal Fondo per l’occupazione. Liquidità enorme che rappresenta un’occasione che può andar persa se non si è capace di attingervi. Poi si aggiunge la sospensione disposta dalla Commissione Ue del Patto di Stabilità da una parte ( che ha permesso di spendere oltre ogni vincolo di bilancio) e delle regole sugli aiuti di stato dall’altra.

Si dovrebbe discutere di come si deve ripartire e lo si può fare partendo da alcuni punti fermi. Qualche esempio?

La scuola non deve essere chiusa ma procedere con la didattica a distanza anche a luglio e agosto. Per i ristoratori si diano piazze e strade in concessione gratuita. Lo Stato saldi i debiti con i privati che ammontano a circa 50 miliardi, si cancelli il codice appalti, adottando quello europeo.

L’economia del virus va superata, non stabilizzata. L’Italia di deve lasciare al più presto alle spalle le strategie del passato che non sono assolutamente da prendere a riferimento per il futuro.

L’articolo integrale è stato pubblicato sul numero di maggio del magazine Wall Street Italia

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About the author: admin Harry T

Chi sono? sono un imprenditore nel settore della salute primaria che 20 anni fa a 25 anni ho investito 50 euro e creato l’Accademia Anea con ben 12 sedi sul territorio italiano, un’azienda da oltre un 1 mln di fatturato annuo, oggi tra le prime 4 a livello europeo, ma nasco come stratega pubblicitario
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